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Gianni Motta: "Il Biondino di Groppello d'Adda"

 ‘O con lui, o contro di lui, non ci sono vie di mezzo. Il fatto è che il ragazzo è uno di quei tipi tremendamente sicuri di sé, di quelli che non hanno avversari in grado di stargli a ruota quando è in forma. Già, il Gianni è fatto così, e allora si capisce perché o suscita il tifo più schietto o diventa piuttosto antipatico’.
Adriano De Zan di Gianni ha scritto: "In realtà Motta era l'unico capace di fare innervosire Eddy Merckx: il suo sorriso beffardo, quando lo batteva, mandava su tutte le furie il Cannibale".
 
Matteo Ghitti​

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INTRODUZIONE​

La  storia sportiva di un Campione del ciclismo, nato a Cassano d'Adda nel 1943, l'infanzia passata tra la scuola e i duri lavori in campagna per aiutare i genitori, papà Enrico e mamma Regina. Un periodo del dopo guerra molto difficile, quando non c'era niente e ogni giorno si sognava di migliorare la propria quotidianità, le esperienze dell'infanzia di Gianni lo hanno temprato, e quando il ragazzo ha scoperto la bicicletta, ha spiccato il volo...

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DAGLI ESORDI AGLI ANNI DA DILETTANTE.​
Appena ragazzo a quattordici anni, va a lavorare in città, nella grande Milano, fa il pasticcere, in una grande azienda che neanche a farlo apposta porta il suo stesso nome. Inizialmente il tragitto lo percorre in treno da Cassano a Lambrate, poi in bus fino in Via Corsica infine a piedi. All’età 16 anni acquista una bicicletta ed inizia la sua avventura, deve percorrere chilometri alla mattina e altrettanti la sera per tornare a casa, effettua il percorso in 45 minuti netti. Qualcuno se ne accorge, tra cui un dilettante molto forte del suo paese Clay Santini, lo vede che pedala su una pesante bicicletta da turismo e pensa che quel tipetto potrebbe combinare qualcosa di buono su una bicicletta da corsa. Tra costoro c’è anche suo cugino, il quale un giorno gli dice: ‘ Senti, se riesci a fare la salita delle Mura di Bergamo vecchia senza scendere di sella, puoi diventare corridore’, Gianni non ci pensa due volte accetta la sfida, si reca nel negozio di Ernesto e per lire 35.000, acquista a rate una bicicletta da corsa di seconda mano, proprio quell’Ernesto imprenditore e famoso costruttore di biciclette Colnago che in futuro realizzerà dei capolavori. Gianni vuole dimostrare che è in grado di fare quella salita, percorre 25 km ed arriva a Bergamo, sale alla città vecchia, poi, dopo essersi guardato un po’ intorno, chiede ad un passante dove sia questa salita delle Mura. L’interpellato guardandolo, gli risponde: ‘ma è questa che hai finito di fare adesso’, torna indietro, percorre altri 60 km e giunge puntuale al lavoro. Ormai è deciso: vuole diventare un corridore, la mamma acconsente, il papà non è molto entusiasta per via dei pericoli della strada, Gianni è determinato e per potere gareggiare falsifica la firma dei genitori, per potere correre nella categoria ‘esordienti’. La prima gara la sta vincendo, purtroppo un attacco di crampi ai 200 mt lo ferma, per potere vincere dovrà aspettare la quarta gara, tra i successi da segnalare il Giro della provincia di Como e il Campionato Italiano di categoria, anche per questo il debito residuo di lire 14.000 con Colnago si estingue. Nel 1963 è nelle file dei dilettanti della Faema, seguito dal ds Vittorio Seghezzi, nei suoi successi il Giro della Valle d’Aosta e la Milano-Tortona, ma si rifiuta di partecipare alla Corsa della Pace e alla cronosquadra dei mondiali su strada di Ronse, entrambe da correre con la Nazionale dilettanti, e per penalità viene escluso anche dalla prova iridata individuale.  ​

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NEL 1964 IL PASSAGGIO TRA I PROFESSIONISTI ALLA MOLTENI.
​Quattro anni dall’inizio della sua avventura con la bicicletta, con un curriculum di sessanta vittorie, Gianni passa al professionismo. Inizia con grinta, pronto a farsi notare, nell’anno del debutto si aggiudica: il G.P. della Montagna alla Sassari-Cagliari, nel Giro d’Italia di Jacques Anquetil vince la tappa Torino-Biella, chiudendo la generale della Corsa Rosa in quinta posizione. Arrivano i successi alla Bernocchi, al G.P. Molteni, poi il trionfo al Giro di Lombardia seguito da quello nel Baracchi in coppia con Fornoni, ormai Gianni Motta è un personaggio di primo piano nel ciclismo italiano. Nel 1965 Gianni si fa convincere a correre alla Sei Giorni, come compagno di squadra ha un grande maestro che conosce tutti i segreti del mestiere, Van Steenbergen, l’accoppiata regala emozioni ai presenti ed il pronostico è rispettato, il vecchio e il giovane trionfano. A causa di un infortunio al Giro di Svizzera, che segna per sempre la carriera di Gianni, causato dallo spavento del guidatore dell’auto che lo segue, al posto di frenare accelera travolgendolo e passandogli sopra alla gamba, non partecipa al Giro d’Italia. In compenso si prepara per il Tour de France, ma non c’è nulla da fare con lo strepitoso Felice Gimondi che vince la corsa a tappe Transalpina, Motta finisce ottimamente terzo. Per fare capire agli appassionati come fosse duro correre una corsa a tappe in quegli anni, racconta che le squadre avevano un furgone e due ammiraglie, lo staff era limitato, in un suo aneddoto relativo il Tour de France di quell’anno, narra che dopo una tappa al Nord della Francia, alcune squadre, tra cui la sua, per la notte sono state fatte alloggiare in un convento di suore, la notte tanto freddo. La mattina presto il suo direttore sportivo Giorgio Albani lo sveglia e lo porta in un albergo un paio d’ore per scaldarsi, in modo da affrontare al meglio la tappa di giornata. Torna in Italia e vince la Tre Valli Varesine, il G.P. Muro di Sormano e la Corsa di Coppi, è indispettito dall’esordiente Gimondi, perché nel frattempo gli ha portato via una fetta di popolarità; quindi, medita di rifarsi prontamente l’anno seguente. In effetti il 1966 è un’annata trionfale per Gianni, inizia la cavalcata trionfale in Costa Azzurra: primo in volata nel G.p. di Monaco; poi nuova affermazione alla Sei Giorni di Milano (in coppia con Peter Post), terzo nel Giro del Piemonte, secondo nel Giro di Calabria, infine primo al Giro di Romagna. Prima del Giro d’Italia corre il Romandia, vince la seconda Tappa e la classifica finale, a questo punto le aspettative sono tante per la Corsa Rosa. Nella tappa di Monesi, quando viene fuori lo spagnolo Jimenez, Gianni è il solo che tenga la sua ruota, poi la corsa si dirige verso Sud e Motta, come gli altri favoriti, misura le proprie energie per le frazioni decisive. Il 30 maggio a Parma c’è la cronometro di 46 km, Adorni conquista il primato e Gianni è a 47”, non si scoraggia ed è pronto per fare il grande balzo, come da pronostico il 2 giugno nella Tappa Arona-Brescia, Gianni indossa la maglia Rosa che porta fino a Trieste.

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GIRO D'ITALIA 1966, IL CAPOLAVORO DI GIANNI MOTTA. 
​​​Per via delle celebrazioni del centenario della cittadina monegasca, il 49° Giro d’Italia parte Monte Carlo, a dare il via ci sono Grace Kelly con il Principe Ranieri. Il favorito è Jacques Anquetil, che è già fuori dai giochi alla prima tappa a causa di problemi intestinali, causati da una scorpacciata di lumache. Il giorno seguente il suo compagno Jimenez Julio arriva solo a Monesi e strappa la maglia a Vito Taccone. Lo spagnolo resta in Rosa per undici giorni, Anquetil è costretto a fargli da gregario di lusso. Anche Gimondi va subito in difficoltà, fora nella terza tappa di Finale Ligure, viene attaccato da Anquetil e Gianni, in classifica Felice scende a oltre tre minuti dalla vetta. Il tedesco Rudy Altig vince le Tappa Ca Rocca di Cambio e Cesenatico, il giovane Marino Basso vince la volata di Napoli, Dino Zandegu’ è primo a Giulianova Lido e Reggio Emilia. Il 30 maggio, nella sua Parma, Vittorio Adorni vola a 48,620 km/h e batte il grande Anquetil nella cronometro di 46 km con partenza e arrivo nello stabilimento Salvarani (sponsor di Adorni). Adorni infligge 27” a Anquetil, 56” a Altig, 58” a Motta e 1’26” a Gimondi. In classifica ha ora 47” su Motta e 1’31” su Guido De Rosso. Due giorni dopo, nella Arona-Brescia, Jimenez torna all’attacco, vince la Tappa con 30” su Motta che conquista la maglia rosa per solo 7 secondi. Nella tappa Riva del Garda-Levico crolla Adorni e Motta, batte in volata Jimenez. A Bolzano vince Michele Dancelli, a Moena Gianni legittima la maglia rosa bruciando sul traguardo Anquetil e Zilioli, ma soprattutto lasciano 3’37” a Jimenez, l’avversario più temuto in classifica. Nel Tappone Dolomitico, da Moena a Belluno, Bitossi compie una cavalcata in solitaria di 190 km, che però viene raggiunto nel finale da Felice Gimondi alla sua prima vittoria al Giro. Infine, Trieste accoglie uno splendido Gianni Motta che trionfa con 3’57” su Italo Zilioli e 4’30” su Jacques Anquetil.

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1967 UN ANNO IN OMBRA, IL PROF. DE DONATO E IL PROBLEMA LATENTE.
Nel 1967 i due alfieri del ciclismo italiano sono Gianni Motta e Felice Gimondi, condividono una rivalità vera, cattiva e con rapporti inesistenti, i tifosi si dividono come ai tempi di Coppi e Bartali. L’inizio di stagione è esaltante per Gianni, per la terza volta consecutiva vince la Sei Giorni di Milano, con il compagno Post, poi la Milano-Torino. È pronto per affrontare la Milano-Sanremo, tutto bene fino al Poggio, Motta fa pensare a tutta l’Italia sportiva che, dopo 14 anni, la supremazia degli stranieri sta per finire. Gianni è nelle primissime posizioni, ma sul traguardo di Via Roma ecco spuntare quel belga dal nome impossibile, Merckx, il nostro protagonista deve accontentarsi del secondo posto. In preparazione al Giro d’Italia corre il Romandia, vinto l’anno precedente, le sensazioni non sono buone, si sente stanco e senza energie. La gente pensa che il matrimonio lo ha cambiato, il mutamento di vita e abitudini si sono fatte sentire sul fisico, nemmeno lui sa a cosa attribuire questa situazione. Il Giro d’Italia vede trionfare Felice Gimondi, che batte Balmamion secondo e Anquetil terzo, lungo il percorso la maglia Rosa è indossata dagli italiani Michele Dancelli, Silvano Schiavon e dallo spagnolo Pèrez Francès Josè, brilla la luce del giovane Eddy Merckx e il nostro Gianni è sesto in classifica generale. Cerca il riscatto al Giro di Svizzera, al suo seguito c’è il professor De Donato, nell’ambiente si vocifera che ‘abbia poteri strani ’, per infondere nuovamente fiducia e forza al nostro Motta, in effetti vince un paio di Tappe e la classifica finale. A questo punto, rivede la decisione presa due settimane prima di rinunciare al Tour de France, questo fa nascere polemiche in quanto la Nazionale è già composta, Gimondi è il capitano designato per tanto questo è un problema, Gianni è costretto a fare un passo indietro, quindi come nuovo obiettivo si pone il Mondiale di Heerlen nei Paesi Bassi. In preparazione corre e vince la Tre Valli Varesine e la cronoscalata d’Abruzzo. Il giorno del Mondiale ci sono quattro atleti in fuga dai primi chilometri, tra cui Motta; quella che sembra una pazzia, diventa il motivo dominante della corsa, ma alla fine spunta nuovamente quel belga dal nome impossibile a mettere d’accordo tutti, primo Eddy, secondo Jan Janssen, terzo Ramon Saez e quarto Gianni. Il rientro in Italia non è facile, non si riesce a capire quale sia il suo problema che lo blocca, per tanto cominciano screzi con il dottore, è costretto ad un periodo di inattività per dolorose ulcerazioni. Il suo direttore sportivo Giorgio Albani non nasconde che la situazione non gli piace, afferma che il tecnico della squadra è lui, riferendosi al Prof. De Donato, gli altri sono inutili. La serenità del nostro campione è scossa, tenta il rientro al Giro del Lazio ma a 12 km dall’arrivo abbandona, ormai il trionfo di Felice Gimondi è assicurato. Si prosegue con le cure ed il riposo, partecipa al Giro dell’Appennino, non si classifica. Al Giro dell’Emilia ha una tendinite, i dissensi con il Professore si acutiscono e tra di loro c’è una rottura. Mentre con il direttore sportivo Albani la situazione va di male in peggio, a questo punto la Molteni annuncia il suo ritiro dalla squadra, che successivamente viene annullato, a seguito dei chiarimenti Albani, tutti sperano che il 1968 sia l’anno del riscatto.

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DAL 1968 AL 1970 TANTI PROBLEMI, POI FINALMENTE L'OPERAZIONE.
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La stagione 1968 inizia con una dose di fiducia, vince per la quarta volta consecutiva la Sei Giorni di Milano, sempre in coppia con Peter Post. In preparazione al Giro d’Italia, Gianni partecipa e vince la 4° Tappa del Giro di Romandia. Alla Corsa Rosa si presenta in buona condizione, ma i continui dolori alla gamba, non lo rendono primo attore nella classifica generale; che vede protagonisti nella prima parte Michele Dancelli e nella seconda parte Eddy Merckx che poi vince questa edizione, Gianni lascia il segno vincendo la Tappa di Saint Vincent-Alba. Dopo tre giorni dalla fine del Giro esplode la ‘bomba’, Balmaion, Gimondi, Bodrero, Van Schil e Motta vengono squalificati per doping. Balmaion viene prosciolto perché l’efedrina, per cui è risultato positivo, non è ancora nella lista dei prodotti proibiti, anche Gimondi è graziato, in quanto il medico di parte afferma che la sostanza è così minima, che si può assumere anche con un prodotto permesso, mentre Gianni è costretto a subire la squalifica, quantificata in un mese di stop. Gianni è deluso e arrabbiato, nelle sue dichiarazioni alla stampa afferma che il prodotto che gli è stato riscontrato, nemmeno lo conosce e imputa la squalifica ad una congiura nei suoi confronti, congiura che negli anni ha ribadito con forza, in quanto l’anno successivo anche Eddy Merckx sarà squalificato dal Giro d’Italia per un caso analogo. Nel frattempo, i problemi alla gamba destra proseguono, nonostante questo vince il Giro dell’Appennino e il Giro dell’Emilia. A fine 1968 chiude con la Molteni e per la stagione 1969 passa alla Sanson, come problemi alla gamba persistono, ma lui con il suo carattere da gran lottatore, prosegue ed ottiene quattro vittorie: il Gran premio Campagnolo, una Tappa e la Classifica generale della Escalada a Montjuic, infine nuovamente il Giro dell’Emilia. L’avventura con la Sanson a fine anno termina e con un’azione marketing entra a far parte della Salvarani, squadra che lo mette sotto contratto facendolo diventare compagno di squadra proprio di Felice Gimondi. In questa stagione finalmente dopo tanti consulti ed esami, viene individuato il problema alla gamba che lo affligge da tanto tempo e che lo fa pedalare ‘con una gamba sola’, gli viene diagnosticata un’occlusione all’arteria, causata nel lontano Giro di Svizzera del 1965. Gianni si reca a Padova dal Dott. Cèvese che lo sottopone ad un intervento molto complicato per l’epoca, prendendo un pezzo della vena safena e lo impianta nella vena iliaca, estraendo un trombo di oltre 7 cm, ricucendo il tutto con 130 punti interni. Tutto va per il meglio e dopo cinquanta giorni, torna in gara e vince il circuito di Urbisaglia e il Giro dell’Umbria.

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DAL 1971 AL 1976 SEMPRE BATTAGLIERO, MA IL TARLO E' QUELLO DI CHIUDERE LA CARRIERA
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L’inizio di stagione per Gianni parte bene, vince la prima Tappa della Tirreno-Adriatico e il Giro della Provincia di Reggio Calabria, in attesa del Giro d’Italia corre il Tour de Romandie, vince due tappe e la classifica generale. Qualche settimana prima della partenza della cinquantaquattresima edizione della Corsa Rosa, ha una bronchite ed è costretto a curarsi, nonostante questo è al via, i tifosi e la stampa lo danno come favorito insieme a Felice Gimondi. Ma al termine della seconda tappa, la Bari-Potenza, entrambi i leader della Salvarani sono già fuori dai giochi; una fuga di Michele Dancelli mette in crisi Gimondi, che all’arrivo ha 8’40” di ritardo, tra gli attaccanti c’è anche Gianni, che in volata perde il duello con Enrico Paolini.  Al termine della tappa come da consuetudine ci si deve sottoporre all’antidoping, a Motta viene riscontrata una quantità minima del farmaco utilizzato per curarsi dalla bronchite, per questo gli viene rimediata una squalifica di dieci minuti in classifica, relegandolo fuori dai giochi per la classifica finale. Per la stagione 1972 corre per una nuova squadra, la Ferretti, che ha come direttori sportivi Alfredo Martini e Franco Spadoni. Partecipa al Giro d’Italia, la corsa a tappe è contrassegnata da un’esaltante vittoria, successivamente da una squalifica. In ordine, nella Tappa Ravenna-Fermo di 212 km, con un arrivo in leggera salita adatto alle sue caratteristiche, batte Bitossi, terzo Basso, quarto Merckx, nell’anno in cui vince il terzo Giro e compie l’impresa della seconda doppietta Giro-Tour, quinto Van Vlieberghe, sesto Gimondi. Un numero in cui ha messo dietro di sé i migliori, questa vittoria l’ha definita: ‘La strage degli Innocenti’. Successivamente viene mandato a casa nella 14° Tappa, la Savona-Bardonecchia, i fatti: nel salire verso la vetta del Monte Jafferau in fuga ci sono Fuente e Merckx, Gianni insegue insieme a Bitossi e Balmaion, lui viene sorpreso agganciato all’ammiraglia e viene squalificato, lui prova a giustificarsi ma, la giuria è inflessibile. Per questo episodio, ieri come oggi, afferma che in quel periodo ‘lo tenevano d’occhio’. In questa stagione, da segnalare anche la vittoria al Circuito degli Assi a Pontoglio (Bs). La stagione 1973 lo vede in maglia Zonca, partecipa al Giro d’Italia, che in classifica vede dominatore per la quarta volta Eddy Merckx, in maglia Rosa dalla prima all’ultima Tappa, Gianni lascia il segno vincendo la sesta tappa la Milano-Iseo, uno dei suoi ultimi trionfi di rilievo. La stagione non va male, ma il ct della Nazionale Nino Defilippis, non lo convoca per i Mondiali di Barcellona, anche per via del dualismo con Felice Gimondi, per la cronaca Felice è secondo al Giro d’Italia e vince un grande Mondiale. Altre vittorie da segnalare: il circuito di Buceto, la scalata Boartio Terme-Montecampione, il Criterium de Deunières, il Circuito di Segromigno in Monte, il Circuito di Stradella e il Circuito di Curno. Nel 1974 corre la sua ultima stagione con la maglia della Magniflex, vince la terza Tappa del Giro di Puglia, poi alla fine dell’anno decide di ritirarsi, ormai è dell’idea che il problema fisico alla gamba che l’ha tormentato per anni, gli ha perdere gli anni ‘migliori’ della sua carriera, quindi a soli 31 anni ‘non ha più la testa’ per proseguire l’attività professionistica. Per il suo futuro ha idee imprenditoriali, apre un mobilificio a Groppello d’Adda (Mi), ed un maglificio sportivo. Spinto dalla sua passione per il ciclismo, l’anno successivo decide di dedicarsi anche alla costruzione di biciclette, attività che prosegue fino alla metà degli anni 90’, il giornalista, speaker e amico di sempre Alessandro Brambilla, inventa lo slogan per le sue due ruote: “Chi ha vinto per chi vuol vincere”. Tornando ai nostri giorni, ora Gianni ama il giardinaggio e va ancora in bici, in occasione del giro d’Italia collabora con la Mediolanum.
 

008
MAGLIE CHE RICORDANO LA CARRIERA  DI GIANNI


Si Ringrazia Gianni Motta per la disponibilità.
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